L’organo è stato il grande cronista delle identità musicali europee. Questo programma propone un viaggio geografico e stilistico attraverso tre delle sue scuole più influenti: quella iberica, quella italiana e quella germanica. Lungi dall’essere tradizioni isolate, esse mantennero un proficuo dialogo in cui la danza, l’opera e il rigore della polifonia si intrecciano per dimostrare l’infinita versatilità del “Re degli Strumenti”.
I. L’Arte regia e la danza iberica Questa prima sezione commemora una ricorrenza eccezionale: il 400° anniversario della pubblicazione della Facultad Orgánica (1626-2026) di Francisco Correa de Arauxo. Il suo Tiento de quinto tono apre il concerto mostrando il misticismo, la densità e la gravità spirituale del Barocco spagnolo. Il dialogo internazionale fiorisce con Juan Bautista Cabanilles e la sua Corrente Italiana, un brano che adotta l’agilità italiana sotto il colore della tastiera valenciana. Il blocco si chiude con la freschezza cortigiana e popolare delle danze tratte dall’archivio Flores de Música di Martín y Coll (Españoleta, Sarabanda, Baile del Granduca), che trasferiscono direttamente ai registri dell’organo il ritmo della strada.
II. Dal raccoglimento liturgico al teatro all’organo Il blocco italiano illustra come il confine tra sacro e profano sia diventato permeabile nel corso dei secoli. Il viaggio inizia con Domenico Zipoli e i suoi brani liturgici, esempio del culmine del raccoglimento gesuita: musica intima, trasparente e di profonda nobiltà spirituale. Il XIX secolo trasformò radicalmente questa estetica a causa dell’influenza dell’opera: la Sonata in Sol Maggiore di Vincenzo Bellini e la vibrante Marcia in Do maggiore di Giovanni Morandi vestono l’organo a festa, che abbandona la penombra mistica per trasformarsi in un’orchestra teatrale ricca di melodie cantabili, ritmi agili e carattere festoso.
III. L’architettura del suono e l’estasi contrappuntistica Il concerto culmina in Germania, scuola celebre per la sua monumentalità e il suo rigore costruttivo. Johann Pachelbel ci introduce in questo universo con la sua Ciacona in Fa Maggiore, un dispiego di ingegno in cui un’idea armonica semplice si espande attraverso variazioni fino a innalzare una vera e propria cattedrale di suono. Il sigillo finale porta la firma di Johann Sebastian Bach: la Fantasia evoca la libertà d’improvvisazione e i contrasti espressivi ereditati dal sud Europa, mentre la Fuga rappresenta il culmine dell’intelletto germanico. Con la sua trama di voci intrecciate, Bach corona questo dialogo europeo con la massima grandiosità sonora.
Programma:
I. L’Arte regia e la danza iberica
Francisco Correa de Arauxo (1584-1654) — Tiento de quinto tono diatónico por fefaut de diez y seis, FO5 (nel 400° anniversario della pubblicazione del trattato “Facultad Orgánica”, 1626-2026)
Juan Bautista Cabanilles (1644-1712) — Corrente Italiana
Anonimo [ricopiato da Antonio Martín y Coll (1660-1734)] — Danzas de Flores de Música (1706-1709): Españoleta, Sarabanda, Baile del Granduca
II. Dal raccoglimento liturgico al teatro all’organo
Domenico Zipoli (1688-1726) — All’Offertorio, All’Elevazione, Al post communio
Vincenzo Bellini (1801-1835) — Sonata in Sol magg.
Giovanni Morandi (1777-1856) — Marcia in Do magg.
III. L’architettura del suono e l’estasi contrappuntistica
Johann Pachelbel (1653-1706) — Ciacona in Fa magg.
Johann Sebastian Bach (1685-1750) — Fantasia e Fuga in La min. BWV 561
Interprete:
Arturo Barba, organista


