Martedì 8 Settembre 2026 – Mesagne, Castello Normanno Svevo – ore 21:00
La musica delle terre nasce dall’incontro fra culture, tradizioni e linguaggi sonori sviluppatisi nelle diverse comunità del mondo. Un patrimonio che non si esaurisce nella dimensione folklorica, ma che, al contrario, ha continuamente offerto alla cosiddetta musica colta occasioni di rinnovamento, nuovi modelli espressivi e inattese possibilità formali. Tra il XVII e il XVIII secolo, il punto di contatto più fecondo fra esperienza “popolare” ed esperienza “colta” fu senza dubbio la danza. Le sue linee melodiche, affinate da secoli di trasmissione orale, custodiscono una forza comunicativa e una perfezione formale che i compositori non poterono ignorare.
In un’epoca in cui il concetto moderno di originalità artistica e di diritto d’autore era ancora lontano, la musica popolare divenne per la musica d’arte una sorgente vitale: un linguaggio genuino capace di sottrarre la scrittura musicale al rischio dell’autoreferenzialità e del puro artificio intellettuale. D’altronde, la storia della musica occidentale testimonia continuamente questo dialogo: la musica popolare ha accompagnato la nascita della polifonia medievale, ha sostenuto i primi sviluppi della musica strumentale e ha lasciato tracce profonde nell’opera di compositori come Mozart, Beethoven, Schubert, Chopin, Mendelssohn, Čajkovskij, Stravinskij e Debussy. Emblematica, in tal senso, è la figura di Béla Bartók, che trasformò la ricerca etnomusicologica in materia viva della composizione, così come decisive furono, nel Novecento, le contaminazioni tra il jazz e le tradizioni musicali sudamericane.
Il percorso proposto questa sera attraversa alcune di queste antiche geografie sonore: le moresche di origine araba introdotte in Europa attraverso la Spagna; i ground inglesi; i balli municipali italiani — dalla Bergamasca al Ballo di Mantova, fino al Ballo di Firenze — e ancora le ciaccone, nate dall’incontro fra culture europee e latinoamericane dopo la scoperta del Nuovo Mondo. Tutto confluisce infine nel mondo della tarantella e nelle sue molteplici trasformazioni artistiche: dalle sublimazioni musicali di Alessandro Scarlatti fino all’Antidotum Tarantulae, la celebre melodia salentina recuperata dal gesuita Athanasius Kircher, uno dei pionieri dell’etnomusicologia, e utilizzata come forma di iatromusica nei rituali terapeutici dedicati ai tarantolati.
Un percorso musicale, dunque, in cui memoria orale e scrittura colta, danza e rito, tradizione e invenzione si intrecciano restituendo alla musica la sua natura più profonda: quella di linguaggio adatto a tutti, capace di attraversare epoche, popoli e civiltà.
Programma:
Claudio Monteverdi (1567-1643)
Moresca da L’Orfeo;
Ciaccona su Zefiro torna,
da Scherzi Musicali, 1632
Tarquinio Merula (1595-1665)
Ciaccona Op. 12 No. 20,
da Canzoni overo sonate… per chiesa e camera, 1637
Marco Uccellini (1603-1680)
Aria V sopra La Bergamasca
da Sonate arie et correnti, Venezia, 1642
Biagio Marini (1594-1663)
Sonata I sopra Fuggi dolente core
(Ballo di Mantova), Libro III, 1655
Giovanni Paolo Foscarini (1621 ca-1649)
Aria di Firenze
da Li cinque libri della chitarra alla spagnola…, 1640
Anonimo / John Playford (1623-1686)
Paul’s Steeple / The Duke of Norfolk
da The Division Violin, 1684
Pedro Guerrero (XVI sec.)
Di, perra mora (moresca)
da Cancionero de Medinaceli, XVI sec.
Gaspar Sanz (1640 ca-1710 ca)
Canarios, da Instrucción de música, 1697
Anonimo boliviano (XVII sec.)
Don Januarios
variazioni su melodia tradizionale boliviana
Juan Arañés (?-1649)
A la vida bona
Traditional villancicos tradizionali criollos
Anonimo (XVIII sec.)
Os me deixas que tu dás
modinha-lundú brasileiro
Anonimo (sec. XVII)
La Canzone del Guarracino
su moduli tradizionali del ‘600
Joann Francis Folquè, tenore
LA CONFRATERNITA DE’ MUSICI
Cosimo Prontera, cembalo e direzione
Raffaele Tiseo, violino
Alessandro De Carolis, flauti
Fabio De Leonardis, violoncello
Simone Colavecchi, chitarra barocca e tiorba
Maurizio Ria, violone
Marco Muzzati, percussioni


