LA TASTIERA ALLA NAPOLETANA – le intuizioni partenopee

La Toccata e la Canzona, attribuite da Salvatore Pintacuda ad Alessandro Scarlatti, sono tratte da un manoscritto del Conservatorio di Musica “N. Paganini” di Genova. Si tratta di due brani di alta qualità musicale che, nella nuova edizione di Alessandro Scarlatti, pur se attribuiti ad autore anonimo, sono entrati di diritto nella storia della recezione del corpus tastieristico di Scarlatti.

La Pavana alla Venetiana e il Tenor di Napoli sono variazioni su basso ostinato a carattere di danza usate soprattutto dalla letteratura per arpa e chitarra spagnola; Tenor di Napoli, nello specifico, è una testimonianza musicale dei rapporti stretti tra Napoli e la Spagna.

Bernardo Pasquini, celebre organista romano, era considerato all’epoca il più grande virtuoso della tastiera dopo Frescobaldi. Compose, oltre a diversi oratori, moltissima musica per organo e cembalo pervenuteci in forma manoscritta. Nelle Tre Arie e nelle Variazioni per il Paggio Todesco appare evidente il ricorso a figurazioni tipiche della musica violinistica dell’epoca, in un contesto armonico sempre più orientato verso funzioni e nuclei tonali.

Flores de Música è il titolo dato dal frate Antonio Martín y Coll (c. 1660 – c. 1740) ad un manoscritto che contiene una miscellanea di brani per tastiera. Questa collezione, redatta in due volumi, contiene opere di pregio del periodo barocco spagnolo, italiano e francese. Martin y Coll, autore di importanti trattati dell’epoca, trascorse gran parte della sua vita presso il Monastero di San Francisco el Grande a Madrid con l’incarico di capo organista. In quattro anni, tra il 1706 e il 1709, completò la sua vasta antologia, che oggi rappresenta un importante documento di quell’epoca.

Baldassarre Galuppi, detto il Buranello, concentrò principalmente la sua verve creativa in campo operistico musicando numerosi libretti di Carlo Goldoni. Nel 1765 partì per la Russia dove lavorò per tre anni alla corte di Caterina II detta la Grande per poi tornare definitivamente a Venezia nel 1768. Compose numerose sonate per tastiera nel cosiddetto stile galante, tipico della fine del XVIII secolo, caratterizzato da una scrittura che affida alla mano destra contenuti melodico-tematici e alla sinistra l’accompagnamento.

Ferdinand Tobias Richter è, insieme a Froberger e Muffat, tra i più importanti esponenti della scuola organistica viennese; è stato insegnante di musica dei figli dell’imperatore Leopoldo I d’Asburgo, tra cui i due futuri imperatori Giuseppe I e Carlo VI. Quando nel 1683 si trasferisce a Vienna diventa organista e maestro di cappella della corte imperiale. La sua opera è costituita da musica sacra e per tastiera, soprattutto suites, composizioni influenzate da Johann Jakob Froberger e Alessandro Poglietti.

In Italia, nella prima metà del XIX secolo, l’opera era la principale fonte di musica e intrattenimento musicale. I musicisti di ogni stile e livello trascrivevano per strumento a tastiera o per banda tutte le arie più popolari tratte dal repertorio operistico. Gli organisti non facevano eccezione, poiché cominciarono ad adattare le strutture formali dell’opera alle necessità liturgiche e nel frattempo gli organari cominciarono a costruire effetti speciali incredibili come tamburi e percussioni. È in questo clima che viene redatta la trascrizione della Sinfonia dall’opera “La Cecchina, ossia la buona figliola” di Niccolò Piccinni, famoso compositore pugliese e maestro dell’opera buffa napoletana, alunno di Leonardo Leo del quale sarà eseguita una delle sue toccate: in realtà un esempio sviluppato per i suoi alunni di composizione basato su quella pratica tutta napoletana dei Partimenti.                                                     Francesco Di Lernia

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