CHESTA È LA REGOLA, DON LIONARDO! – La vita, le opere, l’intimità di una star del ‘700

Da un’idea e una ricerca di Cosimo Prontera
Adattamento e testo originale di Luigi D’Elia
Liberamente ispirato alla vita e alle opere di
Leonardo Leo

Chi nasce sotto il segno del Leone ha personalità decisa! Chi nasce, poi, il quinto giorno dell’ottavo mese dell’anno, ha quasi certamente una grande capacità di scegliere nei giusti tempi quello che deve fare.

Chi è avvezzo ai quadri zodiacali sa che in questi termini si descrive astrologicamente il segno del Leone sotto il quale nasce Don Lionardo, al secolo Leonardo Leo.

Siamo al 5 agosto del 1694, in San Vito degli Schiavi (odierna San Vito dei Normanni), nell’agro di Brindisi, diocesi di Ostuni, nel distretto di Terra d’Otranto, regione del Regno di Napoli.

Non possiamo definirlo smagliante il XVII secolo per le performance economiche e politiche che si vissero in Puglia: economia autarchica e mercato concentrato sull’autoconsumo, in una parola implosione economica.

La crisi del vicereame spagnolo, che ebbe origine alla fine del XVI secolo, portò all’imposizione di una dura politica fiscale facendo ricadere il territorio pugliese, come quello di tutto il Viceregno, in una generale rifeudalizzazione. A ciò vanno ad aggiungersi carestie e pestilenze come quella avuta in Terra d’Otranto nel 1691, che compromise la già timida ripresa demografica. L’unica istituzione che ne uscì vincente fu la Chiesa, che accumulò consistenti proprietà a seguito del grande proselitismo nato dopo la controriforma tridentina.

L’arrivo degli ordini religiosi nei punti più periferici del viceregno con le conseguenti aperture delle strutture caritatevoli come quelle dei Gesuiti, degli Scolopi, dei Teatini, dei Barnabiti, dei Domenicani, può essere individuato come unico elemento positivo in un ambiente svilito in ogni ordine e grado: in molti casi queste strutture furono gli unici presidi capaci di fornire istruzione e sostegno sia morale sia materiale. Come è noto, l’insieme di tutte queste tensioni sociali sfoceranno tragicamente, nel 1647 e 1648, nella rivolta di Masaniello.

Il microcosmo sanvitese riproduceva inevitabilmente la macro realtà vicereale. In questo contesto Corrado de Leo e Rosabetta Pinto si sposarono il 3 febbraio del 1692 nella chiesa di S. Maria della Vittoria. Dalla loro unione, in primogenitura era venuta al mondo Ortenzia, morta prematuramente, e successivamente Leonardo nato il 5 agosto del 1694, il quale fu battezzato il giorno successivo come recita l’atto di battesimo. I padrini furono Theodomiro de Leo e Lucia Chionna. La storia avventurosa di Don Lionardo, come spesso accade ai fuoriclasse, ha inizio nel piccolo centro di San Vito dei Normanni circa trecento anni fa e la sua fortunata carriera si deve ai “tutor” che incontrerà sul percorso.

Dalla madre Rosabetta che mai si oppose al destino del figlio nonostante il distacco sin dalla giovane età, ai fratelli del padre, Theodomiro e Stanislao quando scelsero il conservatorio nella capitale, ai maestri della Pietà de’ Turchini, Nicola Fago e Andrea Basso, al Vicerè Carlo Borromeo conte di Arona quando gli permise di replicare la sua prima opera a Palazzo Reale, al marchese Pietro Stella dichiarato suo protettore, al potente Angelo Carasale soprintendente del teatro San Carlo, all’ispettore dello stesso teatro Domenico Barone, marchese di Liveri che gli assegnò la rimodulazione della buca d’orchestra, a Carlo Emanuele III re sabaudo che gli procurò un vitalizio di 100 once d’argento per ringraziarlo del dono del Miserere (una delle più importanti opere leane), e non per ultima a Teresa Losi sua moglie. “Teresina”, abbiamo immaginato che Don Lionardo la chiamasse, pronta a supportarlo per l’intera vita con i loro 5 figli.   

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